Arte

L’arte da parte: il caso Banksy

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L’idea persistente del culto dell’immagine nella società moderna è alla base dei suoi molteplici aspetti, come il rapporto tra pubblico e artista. Questo in particolare è ricco di controversie in quanto l’importanza di un’opera raramente è correlata al suo significato ma più spesso dipende dal nome dell’autore che l’ha ideata. Banksy ha dato prova di ciò con la sua arte sovversiva.

Per chi non conoscesse Banksy, parliamo di uno degli artisti più importanti degli ultimi anni, famoso per la sua arte ricca di satira e controcorrente che spesso rivela un’aspra critica verso le diverse problematiche sociali che caratterizzano la nostra epoca; altro aspetto a renderlo interessante agli occhi del pubblico è la sua identità nascosta, infatti attualmente nessuno sa chi si nasconde dietro al suo nome d’arte né se sono più artisti a collaborare per la stessa causa. Proprio questa sua peculiare caratteristica ha creato di recente non poco imbarazzo: l’artista infatti il nove maggio si è recato a Venezia in occasione dell’inizio della Biennale d’Arte, decidendo di contribuire a suo modo all’evento. Banksy così espone in strada un insieme di tele, che condannano i traffici delle grandi navi da crociera nella laguna veneziana, impedendo il lavoro dei gondolieri e stonando con la bellezza storica della città. Poco dopo aver esposto l’opera, l’artista viene notato dai vigili ed è costretto a ritirarla ed ad allontanarsi poiché privo di autorizzazione. Azione lecita in fin dei conti anche se opinabile ma il punto arriva adesso; non appena Banksy ha rivelato quanto accaduto, il sindaco di Venezia lo invita “in municipio” affermando di non sapere che ci fosse lui dietro la faccenda, cercando così di ritrattare per sfruttarne la fama. In questo modo il nome altisonante dell’artista ha prevalso sul significato della sua opera, tra l’altro in disaccordo con le direttive comunali che permettono le tratte alle crociere in quelle acque. Ecco ciò di cui l’arte è vittima in questa epoca: coerentemente all’ideale del culto dell’immagine, l’opera viene spesso tralasciata o facilmente dimenticata, e lo spettatore limita la propria attenzione solo verso l’artista che l’ha compiuta e se questo è già conosciuto sicuramente anche la sua creazione meriterà altrimenti, se non è noto, questa non verrà considerata. A testimianza di questa teoria sono inoltre molti i casi in cui artisti prima di presentare una propria opera hanno impiegato del tempo per costruire su di sé un personaggio per essere facilmente riconosciuti ed attirare il più possibile l’attenzione; lo stesso Banksy ha creato intorno a sé una figura riconoscibile seppure la sua vera identità rimane celata. Uno dei motivi alla base di questo atteggiamento è sicuramente da ricercare nella volontà di spingere la propria opera il più possibile alla vendita. Esattamente la vendita, perché se c’è qualcosa che più è legato al culto dell’immagine ai giorni nostri è il denaro e la stessa commercializzazione dell’arte ha avuto bisogno di rendere vendibile l’artista. E’ ovviamente giusto cercare di ricavare economicamente dalle proprie fatiche artistiche puntando sul proprio nome ma non bisogna anteporre ciò alla creazione stessa, qualunque essa sia. Se ciò avvenisse, non solo verrebbe penalizzato l’impegno messo nell’opera, condizione imprescindibile per la sua qualità, ma si spingerebbe alla produzione mediocre della stessa, finendo inevitabilmente per abbassarne la capacità di avere un impatto sociale. A fronte di questo problema, il rischio è consegnare in futuro una cultura arida e priva di fondamenta che non permetterà l’evoluzione dell’arte.

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