Filosofia

La percezione è il principio, il pensiero di Sartre

Vi siete mai chiesti da dove derivi la vostra morale? Per quale motivo cioè l’uomo continui da secoli a creare delle regole da seguire?

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Sartre disse che percepire una porta chiusa è possibile solo nella misura in cui si è in grado di immaginare di aprirla. La conoscenza verrebbe dunque acquisita attraverso la percezione; egli infatti sostenne:

“Se Dio non esiste non tutto è permesso”, affermazione esattamente opposta a quella riportata dall’autore russo Dostoevskij all’interno della sua opera “I Fratelli Karamazov”.

Il filosofo era convinto che occorresse partire dall’uomo  per poterlo definire, ma l’eliminazione di Dio in questo processo implicava l’assunzione da parte dell’individuo di tutte le responsabilità morali, la coscienza. La volontà sarebbe una condizione esclusivamente umana, la necessità di ravvisarsi come esseri nel mondo nel piano pratico. Sartre sosteneva dunque che la percezione fosse un elemento essenziale poichè da essa derivava l’atto pratico, in altre parole sarebbe il principio della trasformazione.

Egli inoltre distingueva diverse tipologie di morali: quella religiosa (nella quale non riconosceva il suo carattere morale dovuto alla presenza di Dio nella vita dell’umanità), quella naturalista (la morale in questa visione godeva di una sorta di “esistenza autonoma” nel senso che esisteva e basta in maniera naturale mentre per Sartre derivava dall’azione umana, dall’esistenza),la morale del desiderio (in cui veniva considerata positiva ogni cosa che l’uomo desiderava), la morale storica, la morale normativa ( secondo la quale sarebbe stato positivo tutto quello che gli uomini facevano) e quella dell’intellettuale ( in cui l’intellettuale considerava l’essere umano un fine nelle sue riflessioni moraleggianti mentre l’uomo concepiva sè stesso, secondo il filosofo, come mezzo).

La morale di Sartre gira intorno alla visione dell’individuo come “condannato a essere libero”, una sorta di ossimoro nel pensiero: la condanna (elemento negativo) e la libertà (elemento positivo). L’uomo crea i suoi valori semplicemente vivendo, questo il pensiero del filosofo.

Ma può, aggiungo io, qualcosa di infinito quale la nostra coscienza, i nostri sentimenti (secondo la mia visione), derivare da qualcosa di finito ossia la percezione del mondo esterno? No, io sono convinta come Dostoevskij che “se Dio non esistesse tutto sarebbe permesso” perché mancherebbe la base infinita che permette di definire la base dell’elemento infinito che ci portiamo dietro la finitezza del nostro corpo, la nostra anima. Dunque perdonami Sartre ma devo dissentirti anche se sono sicura che ora mi darai ragione.

L’Infinito è il principio secondo il mio modesto pensiero.