Letteratura italiana

Un filtro d’amore per Lucrezio

index

“Quando la vita umana sotto gli sguardi turpemente giaceva
nel mondo schiacciata sotto la superstizione oppressiva
che mostrava la testa dalle regioni del cielo
incalzando dall’alto i mortali col suo orribile aspetto,
per la prima volta un uomo greco osò sollevare contro
gli occhi mortali e per primo resistere contro,
lui che né la fama degli dei né i fulmini né col minaccioso
mormorio il cielo trattennero, ma ancor più la forte
capacità del suo animo stimolarono a desiderare
di spezzare per primo i chiostri serrati delle porte della natura.
Quindi la vivace capacità della sua mente stravinse, e oltre
le mura infuocate dell’universo lontano si spinse
e tutta l’immensità percorse con la mente e con l’animo,
donde ci riferisce, da vincitore, che cosa possa nascere,
che cosa non possa, e infine con quale criterio per ogni essere
ci sia una possibilità definita e un limite profondamente connaturato.
Perciò la superstizione a sua volta gettata sotto ai piedi
viene calpestata, la vittoria ci innalza al cielo.”

Elogio ad Epicuro, De rerum natura.

Il messaggio di Lucrezio nel De rerum natura era tanto potente che la sua figura venne screditata, giungendo a noi come quella di un uomo impazzito per amore, ma ciò non è bastato per farlo dimenticare.

Il tempo in cui Tito Lucrezio Caro visse non fu tra i migliori dell’impero romano; infatti fu ricco di conflitti civili e lotte intestine che avevano ormai minato la trama sociale di Roma, rendendola ostile alla pace ed al controllo. Tutto ciò avveniva a causa di un valore che da sempre era stato alla base di Roma e che ne giustificava la potenza, ovvero il suo fine provvidenziale che la elevava ad unico vero Impero, rendendola quindi unica responsabile del destino del mondo. L’idea di poter essere a capo di un ideale tanto importante era causa di dissidi e intrighi tra gli uomini di potere, portando ad avvenimenti come la congiura di Catilina, ormai prossima in quei anni. Come conseguenza di ciò, il popolo rimaneva in disparte, deluso e stanco di quelle battaglie, conscio che gli stessi ideali che avevano portato la Capitale alla grandezza la stavano conducendo alla rovina. In questa situazione, Lucrezio si fece portavoce dei desideri di molti uomini che volevano ardentemente la pace; infatti grazie alla sue abilità poetica ed alle sue idee pregne della filosofia epicurea, il poeta, nel De rerum naturainvitava a percorrere la stessa strada del suo maestro Epicuro proponendo quindi un universo in cui non bisognava temere né gli dei, in quanto non avevano alcuno influsso sull’uomo, né la morte stessa in quanto l’uomo non avvertiva nulla quando questa colpiva. Allo stesso modo, sempre seguendo i dettami dell’epicureismo, Lucrezio affermava che esisteva infinita materia e quindi altrettanti universi, sminuendo di fatto il fine unico e provvidenziale di Roma, imposto solo per scopi di conquista, in quanto nella realtà era un impero come tutti gli altri presenti nei molti universi, non il migliore, ed inoltre, proprio come questi, sarebbe andata incontro alla decadenza. In questa maniera suggeriva dunque di mettere da parte le lotte intestine per l’ottenimento del potere in favore della Voluptas, il piacere, che avrebbe permesso agli uomini di essere felici e di vivere in tranquillità.

Ma il desiderio di Lucrezio, come sappiamo, non si è mai realmente realizzato; infatti le sue idee erano pesantemente osteggiate dai politici del tempo che non potevano permettere che le parole del poeta si diffondessero liberamente. Iniziò così una fase in cui si cercò di mistificare e, ancora meglio, screditare la figura di Lucrezio; infatti, nonostante l’importanza dell’opera, della vita dell’autore si conosce ben poco, riportando solo l’anno in cui questi nacque e che divenne pazzo a causa di un filtro d’amore donatogli da una donna rifiutata, che lo condusse in fine al suicidio, gettando definitivamente delle ombre sulla sua credibilità come uomo e filosofo. Il tutto era congeniale considerando che il De rerum natura è considerata un’opera incompleta se non addirittura scritta solo per metà, facendo sospettare che quel filtro d’amore fosse davvero il responsabile della follia del poeta, che gli aveva impedito così di continuare nella sua scrittura. Ma in un’epoca in cui i tradimenti e gli intrighi erano all’ordine del giorno non è accettabile sostenere che questa sia stata la fine di Lucrezio, che aveva fatto della ragione e razionalità la candela che rischiarava le fitte tenebre di quel tempo e la cui luce è giunta fino a noi.