Letteratura italiana

La caduta di Parini (e la sua risalita)

In che modo Parini, poeta impegnato e pregno di impegno civile, può mostrarci cosa fare in un tempo in cui il rapporto tra società e poeta si è quasi del tutto slacciato?

giuseppe_parini

«Va per negletta via
Ognor l’util cercando
La calda fantasïa,
Che sol felice è quando
L’utile unir può al vanto
Di lusinghevol canto.»

Giuseppe Parini, La salubrità dell’aria

Chi di voi lettori ricorda chi era Giuseppe Parini? Io personalmente lo ricordo ogni volta che vedo qualcuno rialzarsi dopo una brutta caduta per strada, senza accettare l’aiuto di nessuno. Parini infatti era un uomo orgoglioso, a cui non piaceva trovare il compromesso come testimonia lui stesso in “La caduta” dove descrive il suo rifiuto nell’accettare i consigli di un uomo che lo aveva aiutato a rialzarsi da terra dopo una caduta ma che al contempo gli suggeriva di vendersi ai più per migliorare il suo stato sociale, mettendo da parte la musa ispiratrice, che fino ad allora gli aveva dato poco sostentamento. Da ciò si capisce come il poeta non voleva inventare né mistificare la sua poesia per ottenere dei favori, in quanto era desideroso di affrontare temi reali che riguardavano la società dell’epoca, come l’inquinamento ambientale, l’importanza dell’educazione e il foraggiamento delle scoperte scientifiche. Per questo motivo Parini viene ricordato come poeta impegnato, in quanto alla poesia affiancava il nobile fine civile, sfruttando uno stile semplice ma la tempo stesso alto, adatto sia alla nobiltà che al ceto popolare. Ma se il poeta ha potuto fare tutto ciò, lo si deve soprattutto alla sua formazione illuminista, che lo ha reso un uomo concreto che univa l’utile, le tematiche sociali, al dilettevole, la poesia.

Ai nostri giorni non c’è da stupirsi se viene a mancare la figura dell’intellettuale civile, non per mancanza di consenso o dissenso, ma perché l’ideologia illuminista, pregna del positivismo che tanto aveva fatto sperare nel progresso della società e scienza, si è frantumata in favore di realtà piccole, capitanate dall’incertezza e dal punto di vista, in cui l’autore si perde in costante ricerca di una logica perduta anch’essa.

Non c’è quindi da rimproverare le nuove leve di scrittori, che più che aprirsi al mondo e far conoscere le loro idee, cercando di portare un vento nuovo per cambiare qualcosa, si rinchiudono tra muri fatti dai loro stessi testi e diari, su cui descrivono il reale per come è e sentono che sia, sovvertendo il principio dell’infallbilità della ragione. Se lo si facesse, diventeremmo noi stessi lo sconosciuto colpevole di quel consiglio sfacciato e sconsiderato dato a Parini mentre cercava di rialzarlo.

In fin dei conti, Parini ha scritto di quel che voleva e credeva ed è giusto così.