Società

Frankenstein chi? La distanza tra la scienza e l’uomo nel ventunesimo secolo

_104025954_gettyimages-517324292Da quando la scienza ha cominciato ad essere ciò per come oggi la conosciamo, la distanza tra essa e l’uomo si è sempre più accorciata; ma nel ventunesimo secolo chi è il creatore e chi la creatura?

“Il sogno della ragione genera mostri”. Sicuramente era questo il mantra che Mary Shelley si ripeteva nei suoi pensieri, mentre passava i giorni in villa Diodati in bella compagnia, con Lord Byron, il suo medico Polidori, suo marito Percy e la sorellatra Claire, tutti intenti ad inventare storie dell’orrore per far passare una giornata uggiosa. Ciascun presente diede voce alle proprie paure, ai propri mostri, mettendoli in prosa e ben romanzati. Da quei racconti nacque “Frankenstein o il Prometeo moderno”, segnando definitivamente il passaggio dell’uomo da creatura a creatore, in modo conforme a quello che accadeva nella società in quell’epoca, dove la mente e l’ingegno umano finalmente riuscivano (o provavano) a dare risposte a ciò che accadeva intorno ad essi ed a modificare la natura a proprio beneficio. Mary conosceva bene l’uomo e sapeva bene che la morte era la sua paura maggiore, che fin dall’antichità aveva sempre cercato di superare con rituali mistici, tombe faraoniche, accurate sepolture, oltrepassando il suo drappo scuro.

La scienza poteva farlo come continua a farlo tutt’oggi curando malattie e superando ogni limite che la natura ha imposto all’uomo. Senza alcuna esitazione si può affermare che è grazie alla scienza e al suo uso se adesso possiamo leggere questo articolo, vivere in una casa, bere e mangiare quando più ci aggrada; in poche parole è per essa che esistiamo. Questo è successo sicuramente per i numerosi vantaggi che l’uso della scienza conferisce ma soprattutto perché l’uomo ha sempre più permesso di accorciare la distanza che li separa, addirittura superando la normale concezione di umano, inteso come animale che deve adattarsi per poter sopravvivere.

Nell’attuale periodo storico infatti l’uomo deve adattarsi, non alla natura ma al progresso tecnologico e scientifico e, di conseguenza, alterare il mondo che gli sta intorno per evitare di rimanere escluso dal resto della popolazione. Per cui la domanda ora è: chi è il creatore e chi la creatura? Siamo ancora consapevoli di usare il mondo che ci circonda a nostro totale beneficio oppure lo facciamo in modo automatico? E una volta superata la nostra paura primoriale (che qualcuno chiama estinzione ma più semplicemente è la morte), saremo pronti a diventare noi stessi i mostri, alienati dalla propria natura, e mettere da parte l’umanità che ci è cara? Se guardiamo al famoso romanzo di Shelley, possiamo già avere le risposte che cerchiamo.

Il mostro, eternamente voluto dal dottore, al costo persino di rianimare un corpo già morto e conferirgli nuovamente la sensibilità, e quindi il dolore, viene costantemente rifiutato dal suo creatore, spaventato non tanto dall’aspetto dell’essere ma da come il suo alto ideale di superare il limite imposto dalla natura con l’ingegno si era malamente trasformato in una creatura imperfetta bisognosa d’amore e attenzione e che al tempo stesso rappresentava le sue paure più recondite, e che quindi teme. Per tutto il romanzo infatti il mostro insegue il dottore, portandogli rancore per averlo abbandonato quando più aveva bisogno del calore umano, costringendolo ad una eternità di sofferenza e solitudine. Al termine ultimo, dopo aver ucciso il suo creatore, la stessa creatura ricorre al gesto estremo, ormai disperato e afflitto dalla ricerca di un’umanità che lo rinnega in quanto diverso, pur mantenendo lo stesso un sentimento umano nel suo cuore.

Ecco quindi un indizio di quello che potrebbe essere il destino dell’uomo con l’eccezione che ciascuno sarebbe sia creatore che creatura di se stesso e quindi al contempo sarebbe impossibile fuggire da sé; in fine guardarsi allo specchio e riconoscersi non più umani, rinnegando consciamente se stessi.

La ragione che ha portato l’uomo all’invenzione col tempo è stata offuscata dalla volontà nel progresso della scienza, oramai inteso come azione senza sosta che più che mirare al suo benessere, punta a soddisfare ogni suo capriccio. Ed alle volte è meglio che un capriccio resti soltanto una storia da raccontare, come i mostri creati in villa Diodati.