Filosofia

La teoria dei colori di Schopenhauer

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A. Schopenhauer

Molti forse non sanno che il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer e lo scrittore Johann Wolfgang von Goethe furono amici. La loro amicizia, infatti, iniziò intorno al 1814 quando Arthur ruppe il rapporto con sua madre. Goethe aveva appena pubblicato la “Teoria dei colori” e chiese consiglio proprio al filosofo. All’inizio il sostegno e la cooperazione furono gioviali, tuttavia non mancò molto all’arrivo delle prime obiezioni da parte di Schopenhauer tanto che  nel 1816 pubblicò un opuscoletto dal titolo “Sulla visione e i colori” in cui presentava le proprie teorie che mettevano in ombra quelle del suo amico scrittore. Quest’ultimo, infatti, era convinto che potesse con le sue intuizioni  superare in campo scientifico perfino Isaac Newton e l’intralcio di Arthur non gli era sicuramente di aiuto. Sostanzialmente il filosofo forniva nel suo scritto la rappresentazione della sua teroria sulla visione e sulla formazione dei colori. Sosteneva che è il nostro occhio che è configurato in maniera tale da vedere i colori, non perchè essi “esistano” ma perché è l’occhio che li crea; è l’anticipazione del concetto di “rappresentazione”. Era convinto di aver posto l’ultimo tassello sul monumento che Goethe aveva costruito con le sue teorie. “Il coraggio del filosofo sta nel cercare incessantemente la verità anche se lo scoprirla possa condurlo ad accecarsi, come accadde ad Edipo quando scoprì la sua tragica storia”. Arthur Schopenhauer